Catanzaro 08/03/2010
Federfarma proclama lo stato d’agitazione
Da anni Federfarma Calabria si batte contro l’assurdo tentativo di depotenziare il sistema farmacia attraverso un eccessivo ricorso alla distribuzione diretta. Per “distribuzione diretta” si intende l’erogazione di farmaci da parte di ospedali o ASP ad un paziente, che può assumerli successivamente presso il proprio domicilio. Si tratta di una forma di distribuzione del farmaco che desta serie e fondate perplessità. Il farmaco, che sia in prescrizione ospedaliera, che sia in terapia normale, deve essere distribuito attraverso le farmacie distribuite sul territorio, perché il cittadino, in questo modo, ha la garanzia di poter accedere al farmaco 24 ore su 24. Rompere l’asse farmaco-farmacia-farmacista-paziente è un dannoso errore perché l’ipotesi della distribuzione attraverso le farmacie delle Aziende Sanitarie non persegue neppure il tanto sbandierato obiettivo del risparmio.
Vi sono Regioni in Italia, che hanno provato in via sperimentale a praticare la distribuzione diretta attraverso le Aziende sanitarie: a conti fatti e quindi sommando i costi dell’aste, della gestione del magazzino, degli scaduti, del personale addetto, hanno concluso che la spesa era aumentata e quindi quelle regioni sono tornate indietro, restituendo, in via esclusiva, la dispensazione del farmaco alle farmacie dislocate sul territorio. Il quel modello non c’è risparmio. Anzi, forse, c’è anche spreco. La somministrazione attraverso le farmacie delle Aziende Sanitarie consente il rilascio di quantità del farmaco pari anche ad un mese di terapia. Ebbene, se, però, nell’arco di quel mese,-e l’evenienza, soprattutto, per talune patologie non è remota- il paziente cambia terapia, la quantità residua del farmaco sostituito, si butta! Senza tacere che, attraverso questo meccanismo, si produce, inevitabilmente, un magazzino di “scaduto” particolarmente consistente, che va anch’esso buttato. Non solo: ci sono –addirittura- anche forti disagi per la popolazione, costretta a sobbarcarsi anche trasferimenti chilometrici. Ecco perché è sommamente sbagliato scardinare il principio dell’esclusività della distribuzione del farmaco attraverso le farmacie dislocate sul territorio, propagandando risultati e cifre che sono solo virtualmente “sottratte” al bilancio del settore farmaceutico, facendole apparire maggiormente virtuose nel contenimento della spesa, dal momento che almeno una parte di questa spesa (circa il 50% del supposto risparmio) viene puntualmente trasferita dal bilancio del “farmaceutico” a quello dei “beni e servizi” offerti dalle ASP e dalle strutture ospedaliere e che quindi solo per l’altra metà si può parlare di un “risparmio reale”. Se l’analisi non si limita ad osservare l’ambito farmaceutico, ma amplia il punto di vista a tutta la struttura sanitaria, emergono diversi costi di gestione di questo sistema che raramente vengono valutati. Solo per citare i più facilmente comprensibili, ci sono costi di magazzino e stoccaggio, costi di adeguamento delle strutture ai nuovi volumi di deposito, costi riferibili a tutta la supply-chain “si intende tutta la catena di fornitori esterni ed interni che garantiscono l’arrivo del prodotto finito (il farmaco in questo caso) alla struttura (sanitaria) e successivamente al cliente (paziente)”, costi per la gestione delle scadenze, costi per il personale ed a varie altre spese. Aggiungasi i disagi derivanti dalla orografia del territorio della nostra Regione, particolarmente disagevole per i cittadini-pazienti costretti all’approvvigionamento dei medicinali presso le strutture pubbliche, ai quali la Regione Calabria, in base a recenti previsioni, intenderebbe far fronte consentendo alle Aziende Sanitarie di organizzarsi anche con accordi con i Comuni.
Ad oggi nessun dato completo sulla distribuzione diretta ne può invece giustificare l’utilizzo come strumento di razionamento della spesa farmaceutica, ed una valutazione di tipo etico può addirittura indurre a non intraprendere con leggerezza questa strada.
E’ chiaro, insomma, che non è possibile proseguire oltre: c’è bisogno di interventi urgenti, di trattative, di protocolli sulla distribuzione per conto. Nonostante la manifestata urgenza, ancora una volta, rammarica informare i cittadini e gli operatori del settore che la Regione Calabria, non ha intenso accogliere le richieste della categoria farmaceutica , facendo naufragare qualunque possibilità di accordo, con le recenti prese di posizione sull’attivazione/implementazione della distribuzione diretta dei farmaci con la delibera di Giunta Regionale n. 81 del 10 Febbraio 2010, diffusa solo venerdì scorso, 26 Febbraio, dal Dipartimento Tutela della Salute, con la quale si dispone, con decorrenza da lunedì 1° Marzo la “distribuzione diretta esclusiva” da parte delle ASL dell’Ossigeno Terapeutico, dei farmaci in PHT e dei farmaci in dimissione ospedaliera ed ambulatoriale. Tradotto in altri termini significa: enormi disagi per i cittadini con patologie gravi che dovranno provvedere a ritirarli, o a farli ritirare, presso i pochissimi punti di distribuzione delle ASP anziché nella farmacia sotto casa. (Si contano una trentina di punti di distribuzione delle ASL in tutta la regione contro le 750 farmacie capillarmente presenti sul territorio).
A detta problematica, grave, sulla quale non si può sottacere se è vero come è vero che rischia di diventare irreparabile per tutti (cittadini e farmacisti),si aggiungono le questioni relative ai ritardati pagamenti. La nostra è una situazione che non ha eguali in Italia e che fa del nostro caso “il caso calabrese”, atteso che il solo ritardo abnorme nei pagamenti ha assunto proporzioni sconsideratamente elevate al punto da travalicare i limiti della mera minaccia agli interessi economici dei farmacisti, spingendosi sino a minare alla radice l’esistenza in vita delle farmacie private stesse.
Ciò premesso, è intenzione dei farmacisti della Regione Calabria attivarsi con gli strumenti che la legge concede loro per far valere le proprie ragioni ma preme soggiungere che, oggi più che mai, l’agitazione è a favore della comunità dei cittadini-pazienti che si servono del servizio farmaceutico, per molti dei quali il farmaco è fonte di vita o di dignitoso sopravvivenza, per opporsi a determinazioni regionali intollerabili da un punto di vista medico, etico-sociale, morale ed anche economico per l’intera comunità calabrese.
Pertanto, EDERFARMA Calabria, ha proclamato lo stato di agitazione nell’assistenza farmaceutica consistente nella chiusura volontaria di tutte le farmacie private della Regione Calabria per martedì 16 marzo, ad eccezione delle farmacie tenute ad espletare servizio continuativo in base ai turni determinati dall’Azienda Sanitaria territoriale competente, nei modi e nei termini che la legge consente per far valere legittime pretese a salvaguardia della salute, del lavoro, delle professionalità calabresi.
Vi sono Regioni in Italia, che hanno provato in via sperimentale a praticare la distribuzione diretta attraverso le Aziende sanitarie: a conti fatti e quindi sommando i costi dell’aste, della gestione del magazzino, degli scaduti, del personale addetto, hanno concluso che la spesa era aumentata e quindi quelle regioni sono tornate indietro, restituendo, in via esclusiva, la dispensazione del farmaco alle farmacie dislocate sul territorio. Il quel modello non c’è risparmio. Anzi, forse, c’è anche spreco. La somministrazione attraverso le farmacie delle Aziende Sanitarie consente il rilascio di quantità del farmaco pari anche ad un mese di terapia. Ebbene, se, però, nell’arco di quel mese,-e l’evenienza, soprattutto, per talune patologie non è remota- il paziente cambia terapia, la quantità residua del farmaco sostituito, si butta! Senza tacere che, attraverso questo meccanismo, si produce, inevitabilmente, un magazzino di “scaduto” particolarmente consistente, che va anch’esso buttato. Non solo: ci sono –addirittura- anche forti disagi per la popolazione, costretta a sobbarcarsi anche trasferimenti chilometrici. Ecco perché è sommamente sbagliato scardinare il principio dell’esclusività della distribuzione del farmaco attraverso le farmacie dislocate sul territorio, propagandando risultati e cifre che sono solo virtualmente “sottratte” al bilancio del settore farmaceutico, facendole apparire maggiormente virtuose nel contenimento della spesa, dal momento che almeno una parte di questa spesa (circa il 50% del supposto risparmio) viene puntualmente trasferita dal bilancio del “farmaceutico” a quello dei “beni e servizi” offerti dalle ASP e dalle strutture ospedaliere e che quindi solo per l’altra metà si può parlare di un “risparmio reale”. Se l’analisi non si limita ad osservare l’ambito farmaceutico, ma amplia il punto di vista a tutta la struttura sanitaria, emergono diversi costi di gestione di questo sistema che raramente vengono valutati. Solo per citare i più facilmente comprensibili, ci sono costi di magazzino e stoccaggio, costi di adeguamento delle strutture ai nuovi volumi di deposito, costi riferibili a tutta la supply-chain “si intende tutta la catena di fornitori esterni ed interni che garantiscono l’arrivo del prodotto finito (il farmaco in questo caso) alla struttura (sanitaria) e successivamente al cliente (paziente)”, costi per la gestione delle scadenze, costi per il personale ed a varie altre spese. Aggiungasi i disagi derivanti dalla orografia del territorio della nostra Regione, particolarmente disagevole per i cittadini-pazienti costretti all’approvvigionamento dei medicinali presso le strutture pubbliche, ai quali la Regione Calabria, in base a recenti previsioni, intenderebbe far fronte consentendo alle Aziende Sanitarie di organizzarsi anche con accordi con i Comuni.
Ad oggi nessun dato completo sulla distribuzione diretta ne può invece giustificare l’utilizzo come strumento di razionamento della spesa farmaceutica, ed una valutazione di tipo etico può addirittura indurre a non intraprendere con leggerezza questa strada.
E’ chiaro, insomma, che non è possibile proseguire oltre: c’è bisogno di interventi urgenti, di trattative, di protocolli sulla distribuzione per conto. Nonostante la manifestata urgenza, ancora una volta, rammarica informare i cittadini e gli operatori del settore che la Regione Calabria, non ha intenso accogliere le richieste della categoria farmaceutica , facendo naufragare qualunque possibilità di accordo, con le recenti prese di posizione sull’attivazione/implementazione della distribuzione diretta dei farmaci con la delibera di Giunta Regionale n. 81 del 10 Febbraio 2010, diffusa solo venerdì scorso, 26 Febbraio, dal Dipartimento Tutela della Salute, con la quale si dispone, con decorrenza da lunedì 1° Marzo la “distribuzione diretta esclusiva” da parte delle ASL dell’Ossigeno Terapeutico, dei farmaci in PHT e dei farmaci in dimissione ospedaliera ed ambulatoriale. Tradotto in altri termini significa: enormi disagi per i cittadini con patologie gravi che dovranno provvedere a ritirarli, o a farli ritirare, presso i pochissimi punti di distribuzione delle ASP anziché nella farmacia sotto casa. (Si contano una trentina di punti di distribuzione delle ASL in tutta la regione contro le 750 farmacie capillarmente presenti sul territorio).
A detta problematica, grave, sulla quale non si può sottacere se è vero come è vero che rischia di diventare irreparabile per tutti (cittadini e farmacisti),si aggiungono le questioni relative ai ritardati pagamenti. La nostra è una situazione che non ha eguali in Italia e che fa del nostro caso “il caso calabrese”, atteso che il solo ritardo abnorme nei pagamenti ha assunto proporzioni sconsideratamente elevate al punto da travalicare i limiti della mera minaccia agli interessi economici dei farmacisti, spingendosi sino a minare alla radice l’esistenza in vita delle farmacie private stesse.
Ciò premesso, è intenzione dei farmacisti della Regione Calabria attivarsi con gli strumenti che la legge concede loro per far valere le proprie ragioni ma preme soggiungere che, oggi più che mai, l’agitazione è a favore della comunità dei cittadini-pazienti che si servono del servizio farmaceutico, per molti dei quali il farmaco è fonte di vita o di dignitoso sopravvivenza, per opporsi a determinazioni regionali intollerabili da un punto di vista medico, etico-sociale, morale ed anche economico per l’intera comunità calabrese.
Pertanto, EDERFARMA Calabria, ha proclamato lo stato di agitazione nell’assistenza farmaceutica consistente nella chiusura volontaria di tutte le farmacie private della Regione Calabria per martedì 16 marzo, ad eccezione delle farmacie tenute ad espletare servizio continuativo in base ai turni determinati dall’Azienda Sanitaria territoriale competente, nei modi e nei termini che la legge consente per far valere legittime pretese a salvaguardia della salute, del lavoro, delle professionalità calabresi.
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