Crotone  24/11/2009
Legambiente e bonifica

Enrica Tancioni

Oggi è il centro dei veleni, di quelle sostanze colpevoli di avere intossicato un’area intera in oltre 40 anni di attività industriale. Ma domani Crotone potrebbe diventare un laboratorio per lo sviluppo sostenibile. Lo afferma Nuccio Barillà, componente del direttivo di Legambiente Calabria, in occasione della visita a Crotone di Goletta verde. Una visita veicolata dall’esigenza di presentare un dossier sull’emergenza ambientale in atto nel territorio pitagorico e volto a trovare soluzioni concrete. Il progetto: “La Crotone che vogliamo” prevede quattro punti volti a risolvere l’emergenza a fornire alla città un futuro migliore.
Il primo step presume quindi che la gestione della bonifica debba essere affidata agli enti locali, lasciando al Ministero dell’ambiente e ai tecnici nazionali il compito di verificare e di indirizzare il procedimento.
Segue poi la valutazione della perimetrazione del sito di interesse nazionale, al fine di non escludere siti ed aree contaminate. Legambiente chiede inoltre il rispetto delle ordinanze per il divieto di accesso alle aree inquinate e la garanzia di trasparenza sulle informazioni relative allo stato dell’arte del progetto del risanamento.
Emerge su tutto la necessità della bonifica, per l’ambiente e per la salute della cittadinanza, che per tanto, troppo tempo ha subito le attività illegali dell’ex area industriale. Richiesta già presentata la scorsa settimana alla Presidenza della Repubblica in occasione del meeting presso il Quirinale con il consigliere Alberto Ruffo. In occasione dell’incontro i volontari dell’associazione ambientalista hanno chiesto maggiore interesse da parte del Governo centrale, che a detta della popolazione crotonese è sempre stato assente.
Stessa sorte per l’audizione davanti la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, in cui Gaetano Pecorella ha chiesto azioni concrete per il caso crotonese. Perché nonostante l’inchiesta “Balck Mountain” e la certezza di un territorio contaminato da metalli pesanti, le attività di bonifica sono ancora molto lontane. Lo stato dell’arte infatti si ferma alla messa in sicurezza d’emergenza di alcuni siti, ovvero alla cementificazione e all’isolamento delle discariche e dei rifiuti contaminati o addirittura all’approvazione di interventi di bonifica. Molto lontano quindi dalla soluzione del problema. Anche perché la perimetrazione del sin è ancora sottostimata, come afferma Nino Morabito, il presidente di Legambiente Calabria.
L’associazione ambientalista quindi si candida per diventare lo strumento più efficace nella battaglia per la bonifica del territorio crotonese e di conseguenza nella battaglia per la tutela dell’ambiente e della salute. In merito all’aspetto sanitario Legambiente Calabria ha infatti proposto un’accurata analisi epidemiologica sull’intera popolazione crotonese supportata economicamente dal Ministero della salute.







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