Crotone 23/11/2009
L’Ordine dei medici di Crotone fa il punto sull’emergenza ambientale
Enrica Tancioni
Evitare inutili allarmismi. È questo l’imperativo categorico per affrontare l’emergenza ambientale e sanitaria nella città di Crotone. Lo affermano gli esperti accorsi sabato 21 novembre presso la sala conferenze dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Crotone. In occasione del corso di aggiornamento “Ambiente e salute, problematiche del territorio della provincia di Crotone” i medici della terra pitagorica hanno dibattuto su un tema largamente sentito: l’inquinamento da metalli e pesanti e possibili conseguenze per la popolazione. Il corso infatti è servito per chiarire e per informare la classe medica sull’emergenza ambientale in atto.
E per la prima volta Arpacal e Asp di Crotone, con l’aiuto della Provincia e del Comune della città pitagorica, hanno dato vita a una programmazione scientifica volta ad analizzare e a unire i dati ambientali e i dati sanitari. Perché la popolazione crotonese vuole riposte. Vuole chiarezza. Dopo due anni di analisi e di monitoraggi, smentiti poi dall’inchiesta giudiziaria e dall’Istituto superiore di sanità, attende dati e spiegazioni.
Anche se manca la vera e propria emergenza. Lo afferma l’epidemiologo dell’Arpacal Michelangelo Iannone: “Crotone presenta un’incidenza tumorale nella norma, non possiede infatti dati superiori alle statistiche nazionali”. Osservando infatti i dati epidemiologici del 2003 redatti dalla Regione Calabria, l’incidenza tumorale nel territorio crotonese si attesta all’8,42%, mentre la media calabrese è pari al 7,94%.
Un altro nodo difficile da sciogliere è quello relativo ai metalli pesanti. Essi sono presenti nel sangue, nelle urine e nei capelli dei 290 ragazzi, ma potrebbero essere oggetto di contaminazioni esterne. Come affermato nella relazione degli esperti dell’Istituto superiore di sanità, le concentrazioni di zinco, arsenico, piombo e altri metalli non avrebbero alcuna relazione con le sostanze tossiche rinvenute nel sottofondo stradale delle scuole poste sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Crotone.
L’attenzione rimane comunque alta, come afferma il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone Bonaventura Cretella: “Abbiamo sottoposto i ragazzi delle scuole incriminate a screening per accertare la funzionalità degli organi interni. E abbiamo dato vita a una metodologia di screening oncologico di nuova generazione, perché stiamo effettuando analisi per rintracciare marker precoci responsabili di patologie tumorali”. I risultati del secondo ciclo di analisi hanno messo in evidenza valori fuori norma rintracciabili nelle abitudini e negli stili di vita dei ragazzi. Almeno così dice l’Iss nella sua relazione.
In questi giorni partirà inoltre il monitoraggio ambientale che sarà condotto dalla sezione crotonese dell’Arpacal. “Effettueremo analisi sulle matrici che conosciamo meglio, quindi acqua, aria e suolo – dichiara il direttore generale dell’Arpacal Vincenzo Mollace – Senza dimenticare il sottofondo stradale contenente Cic (conglomerato idraulico catalizzato)”. E non solo. Perché l’Arpacal si impegna a monitorare e analizzare gli alimenti ricadenti nell’area industriale per accertare eventuali contaminanti, anche radioattivi.
E per la prima volta Arpacal e Asp di Crotone, con l’aiuto della Provincia e del Comune della città pitagorica, hanno dato vita a una programmazione scientifica volta ad analizzare e a unire i dati ambientali e i dati sanitari. Manca quindi la condizione emergenziale. Forse. Perché secondo l’Organizzazione mondiale della sanità Crotone sarebbe stata annoverata tra le aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Sarebbe cioè presente nella lista nera di zone industriali presenti nella nostra penisola e oggetto di attività illegali e altamente inquinanti. Non a caso la stessa Oms nel 2003 avrebbe richiesto uno studio epidemiologico redatto da numerosi esperti del Cnr, dell’Iss, del Ministero dell’ambiente e dell’Oms. Tra questi Loredana Musmeci e Pietro Comba, due degli esperti che della Task Force di nuova generazione.
Lo studio tuttavia non ha mai avuto una conclusione, si è infatti fermato nelle sue prime fasi. Ovvero nella raccolta delle informazioni.
E oggi a causa dell’assenza di un registro dei tumori, risulta ancora più complesso lo studio delle relazioni tra sostanze tossiche e incidenza tumorale.
E per la prima volta Arpacal e Asp di Crotone, con l’aiuto della Provincia e del Comune della città pitagorica, hanno dato vita a una programmazione scientifica volta ad analizzare e a unire i dati ambientali e i dati sanitari. Perché la popolazione crotonese vuole riposte. Vuole chiarezza. Dopo due anni di analisi e di monitoraggi, smentiti poi dall’inchiesta giudiziaria e dall’Istituto superiore di sanità, attende dati e spiegazioni.
Anche se manca la vera e propria emergenza. Lo afferma l’epidemiologo dell’Arpacal Michelangelo Iannone: “Crotone presenta un’incidenza tumorale nella norma, non possiede infatti dati superiori alle statistiche nazionali”. Osservando infatti i dati epidemiologici del 2003 redatti dalla Regione Calabria, l’incidenza tumorale nel territorio crotonese si attesta all’8,42%, mentre la media calabrese è pari al 7,94%.
Un altro nodo difficile da sciogliere è quello relativo ai metalli pesanti. Essi sono presenti nel sangue, nelle urine e nei capelli dei 290 ragazzi, ma potrebbero essere oggetto di contaminazioni esterne. Come affermato nella relazione degli esperti dell’Istituto superiore di sanità, le concentrazioni di zinco, arsenico, piombo e altri metalli non avrebbero alcuna relazione con le sostanze tossiche rinvenute nel sottofondo stradale delle scuole poste sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Crotone.
L’attenzione rimane comunque alta, come afferma il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone Bonaventura Cretella: “Abbiamo sottoposto i ragazzi delle scuole incriminate a screening per accertare la funzionalità degli organi interni. E abbiamo dato vita a una metodologia di screening oncologico di nuova generazione, perché stiamo effettuando analisi per rintracciare marker precoci responsabili di patologie tumorali”. I risultati del secondo ciclo di analisi hanno messo in evidenza valori fuori norma rintracciabili nelle abitudini e negli stili di vita dei ragazzi. Almeno così dice l’Iss nella sua relazione.
In questi giorni partirà inoltre il monitoraggio ambientale che sarà condotto dalla sezione crotonese dell’Arpacal. “Effettueremo analisi sulle matrici che conosciamo meglio, quindi acqua, aria e suolo – dichiara il direttore generale dell’Arpacal Vincenzo Mollace – Senza dimenticare il sottofondo stradale contenente Cic (conglomerato idraulico catalizzato)”. E non solo. Perché l’Arpacal si impegna a monitorare e analizzare gli alimenti ricadenti nell’area industriale per accertare eventuali contaminanti, anche radioattivi.
E per la prima volta Arpacal e Asp di Crotone, con l’aiuto della Provincia e del Comune della città pitagorica, hanno dato vita a una programmazione scientifica volta ad analizzare e a unire i dati ambientali e i dati sanitari. Manca quindi la condizione emergenziale. Forse. Perché secondo l’Organizzazione mondiale della sanità Crotone sarebbe stata annoverata tra le aree ad elevato rischio di crisi ambientale. Sarebbe cioè presente nella lista nera di zone industriali presenti nella nostra penisola e oggetto di attività illegali e altamente inquinanti. Non a caso la stessa Oms nel 2003 avrebbe richiesto uno studio epidemiologico redatto da numerosi esperti del Cnr, dell’Iss, del Ministero dell’ambiente e dell’Oms. Tra questi Loredana Musmeci e Pietro Comba, due degli esperti che della Task Force di nuova generazione.
Lo studio tuttavia non ha mai avuto una conclusione, si è infatti fermato nelle sue prime fasi. Ovvero nella raccolta delle informazioni.
E oggi a causa dell’assenza di un registro dei tumori, risulta ancora più complesso lo studio delle relazioni tra sostanze tossiche e incidenza tumorale.
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