Torino 13/03/2008
Rimosso senza bisturi cancro a rene
Per la prima volta in Italia e’ stato rimosso un tumore del rene senza "bisturi", applicando la metodica Hifu (Ultrasuoni Focalizzati ad Alta Intensita’). L’intervento e’ stato eseguito all’ospedale "San Giovanni Bosco" di Torino. L’operazione e’ stata eseguita oggi, Giornata Mondiale del Rene, dal Professor Giovanni Muto, Direttore dell’Urologia, su una paziente di 50 anni, affetta da carcinoma del rene di 4 cm.
Gli ultrasuoni focalizzati sono stati introdotti nell’addome per via laparoscopica, e hanno raggiunto il rene mediante una piccola sonda, attraverso la quale gli ultrasuoni non solo "vedono" ma provocano sull’area focalizzata, in questo caso il rene, un effetto termico rapidissimo (raggiungendo in un minuto i 100 gradi) letale per il tessuto tumorale. Il trattamento e’ stato eseguita sotto visione diretta ed e’ durato 20 minuti, senza alcuna perdita di sangue e calibrando in modo millimetrico la zona da trattare, in quanto l’alta intensita’ di calore arriva solo sull"obiettivo".
L’apparecchiatura utilizzata e’ gia’ ampiamente sperimentata da quattro anni al San Giovanni Bosco di Torino per la cura dei tumori iniziali alla prostata e lo stesso apparecchio e’ stato opportunamente predisposto, con una sonda dedicata, per essere utilizzato per il tumore del rene. Questo primo intervento e’ inserito in un piu’ ampio progetto di ricerca che vede impegnata l’Urologia del San Giovanni Bosco di Torinoin collaborazione con l’Universita’ di Vienna e di Oxford. Obiettivo del progetto e’ arrivare a sostituire il bisturi con una fonte di energia.
Ad oggi, negli Istituti Urologici avanzati, i piccoli tumori renali vengono rimossi con il bisturi attraverso accessi laparoscopici, esponendo il paziente a rischi emorragici, rischi che hanno limitato la diffusione di questo trattamento. In questo senso l’Urologia del San Giovanni Bosco, con il Churchill Hospital di Oxford e l’Universita’ di Vienna, ha proposto un’evoluzione dell’intervento laparoscopico mediante l’utilizzo degli ultrasuoni focalizzati, in alternativa al bisturi. La metodica utilizzata in questo intervento evita ogni rischio di emorragia, riduce i tempi operatori del 70%, lasciando immutata l’efficacia. Il futuro di questa tecnologia sara’ la terapia extracorporea del cancro del rene, come oggi gia’ avviene per la calcolosi renale.(AGI)
Gli ultrasuoni focalizzati sono stati introdotti nell’addome per via laparoscopica, e hanno raggiunto il rene mediante una piccola sonda, attraverso la quale gli ultrasuoni non solo "vedono" ma provocano sull’area focalizzata, in questo caso il rene, un effetto termico rapidissimo (raggiungendo in un minuto i 100 gradi) letale per il tessuto tumorale. Il trattamento e’ stato eseguita sotto visione diretta ed e’ durato 20 minuti, senza alcuna perdita di sangue e calibrando in modo millimetrico la zona da trattare, in quanto l’alta intensita’ di calore arriva solo sull"obiettivo".
L’apparecchiatura utilizzata e’ gia’ ampiamente sperimentata da quattro anni al San Giovanni Bosco di Torino per la cura dei tumori iniziali alla prostata e lo stesso apparecchio e’ stato opportunamente predisposto, con una sonda dedicata, per essere utilizzato per il tumore del rene. Questo primo intervento e’ inserito in un piu’ ampio progetto di ricerca che vede impegnata l’Urologia del San Giovanni Bosco di Torinoin collaborazione con l’Universita’ di Vienna e di Oxford. Obiettivo del progetto e’ arrivare a sostituire il bisturi con una fonte di energia.
Ad oggi, negli Istituti Urologici avanzati, i piccoli tumori renali vengono rimossi con il bisturi attraverso accessi laparoscopici, esponendo il paziente a rischi emorragici, rischi che hanno limitato la diffusione di questo trattamento. In questo senso l’Urologia del San Giovanni Bosco, con il Churchill Hospital di Oxford e l’Universita’ di Vienna, ha proposto un’evoluzione dell’intervento laparoscopico mediante l’utilizzo degli ultrasuoni focalizzati, in alternativa al bisturi. La metodica utilizzata in questo intervento evita ogni rischio di emorragia, riduce i tempi operatori del 70%, lasciando immutata l’efficacia. Il futuro di questa tecnologia sara’ la terapia extracorporea del cancro del rene, come oggi gia’ avviene per la calcolosi renale.(AGI)
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